Verifiche dei Gas Radon

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Esperti in verifiche dei Gas Radon

Grazie ad un team di esperti svolgiamo sopralluoghi per verificare i rischi per i lavoratori legati alla presenza del gas radon in ambienti confinati. Effettuiamo il monitoraggio tramite collocazione di dispositivi (dosimetri) che rilevano la presenza e la quantità di gas radon all’interno dell’attività e degli ambienti di lavoro. 

Il monitoraggio così come descritto dalla normativa nazionale , si effettua in due semestri (primavera-estate e autunno-inverno). Alla fine di ogni semestre i dosimetri vengono esaminati da laboratori specializzati e alla fine dell’anno di monitoraggio ci occupiamo della trasmissione dei risultati al comune e all’ARPA di appartenenza..

Il gas radon è un inquinante presente ovunque in quanto il suo progenitore, l’uranio, è un elemento largamente presente in natura, tuttavia diventa di particolare interesse da un punto di vista sanitario solo quando è presente negli ambienti confinati: il cosiddetto radon indoor.

È considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi e, a livello mondiale, si stima che sia responsabile di quasi il 50 per cento dell’esposizione media della popolazione alle sorgenti naturali di radiazione.

Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da:

  • caratteristiche del suolo sottostante l’edificio (contenuto di radio nel terreno, facilità di fuoriuscita dal suolo, presenza di faglie in vicinanza dell’edificio);

  • caratteristiche dell’edificio (contenuto di radio e facilità di fuoriuscita dai materiali utilizzati, tipologia dell’edificio e dell’attacco a terra, tecnica costruttiva, modo in cui sono disposti i locali, stato e manutenzione dell’edificio);

  • condizioni ambientali (temperatura, pressione, umidità, condizioni meteo);

  • stato/modo di utilizzo dell’edificio (riscaldamento, abitudini di vita, ricambi di aria, ecc). 

Al momento la normativa italiana prevede l’obbligo alla determinazione dell’esposizione al gas radon (D. Lgs.17 marzo 1995 n° 230 modificato dal D. Lgs. 26 maggio 2000 n. 241) solo per gli esercenti di attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposte in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei. Il limite, detto livello di azione, per tali ambienti di lavoro è di 500 Bq/m3, superato il quale “l’esercente pone in essere azioni di rimedio idonee a ridurre le grandezze misurate al disotto del predetto livello”.

Tuttavia si evidenzia che la nuova Direttiva della Comunità Europea (atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell’UE devono realizzare, e che quindi dovrà essere integrato nella legislazione italiana), “Direttiva 2013/59/Euratom” pubblicata il 17 Gennaio 2014, riduce il livello di riferimento per le concentrazioni di radon nei luoghi di lavoro (Art. 54). Tale nuovo livello non deve essere superiore a 300 Bq/m3 (lo stesso stabilito per le civili abitazioni), a meno che un livello superiore non sia giustificato da particolari circostanze esistenti a livello nazionale. Uno Stato membro che, a motivo di circostanze nazionali, stabilisca, per le concentrazioni di radon nei luoghi di lavoro situati in ambienti chiusi, un livello di riferimento superiore a 300 Bq/m3, dovrebbe informare la Commissione europea al riguardo.

In attesa che l’Italia recepisca con proprio decreto la nuova Direttiva, resta in vigore il livello di azione di 500 Bq/m3 previsto dal D.Lgs. 230/95 come modificato dal D.Lgs. 241/00

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